Perché oggi accetto solo incarichi diretti dal Cliente
Perché oggi accetto solo incarichi diretti dal Cliente

Dopo oltre trent'anni di professione ho scelto un modo diverso di fare l'investigatore privato.
Negli ultimi anni mi è capitato più volte di ricevere telefonate da colleghi italiani e stranieri.
La richiesta è quasi sempre la stessa.
"Massimiliano, avrei bisogno di un collaboratore a Roma..."
È una domanda che conosco bene.
Per molti anni anch'io ho lavorato così. Ho collaborato con numerose agenzie investigative, ho svolto incarichi per conto di altri professionisti, ho maturato esperienza sul campo confrontandomi con situazioni molto diverse tra loro.
È stato un periodo importante della mia crescita professionale e non potrei raccontare la mia storia senza riconoscerne il valore.
Poi, però, qualcosa è cambiato.
Non da un giorno all'altro.
È stata una convinzione maturata lentamente, indagine dopo indagine, Cliente dopo Cliente.
Oggi, quando ricevo quel tipo di richiesta, nella maggior parte dei casi rispondo educatamente di no.
Non perché ritenga sbagliato il lavoro dei colleghi.
Non perché pensi che esista un solo modo corretto di svolgere questa professione.
Semplicemente perché, dopo oltre trent'anni di attività, ho capito che non è più il modo in cui voglio fare l'investigatore privato.
Un Cliente non mi affida un indirizzo. Mi affida un problema.
Quando una persona entra nel mio studio non porta una pratica da eseguire.
Non mi consegna semplicemente un nome, un'automobile o un indirizzo da controllare.
Mi racconta una parte della propria vita.
A volte si tratta di un matrimonio in crisi.
Altre volte di un figlio, di un genitore anziano, di un dipendente, di una controversia giudiziaria o di una situazione che potrebbe cambiare profondamente il futuro della sua famiglia.
Prima ancora dell'investigazione c'è sempre una persona che sceglie di fidarsi.
Ed è proprio questa fiducia che, negli anni, mi ha fatto cambiare prospettiva.
L'investigazione comincia molto prima del pedinamento
Molti immaginano che il lavoro dell'investigatore inizi quando accende il motore dell'auto o prepara la macchina fotografica.
Per me non è così.
L'investigazione inizia molto prima.
Comincia quando ascolto il Cliente.
Quando cerco di capire se la richiesta è legittima.
Quando valuto se esiste davvero un diritto da tutelare.
Quando spiego cosa la legge consente di fare e cosa, invece, non sarebbe corretto fare.
Sono decisioni che richiedono esperienza, indipendenza e senso di responsabilità.
Ed è proprio questa fase che non ho più voglia di separare dall'attività operativa.
Io non vendo ore di investigazione
Negli ultimi anni il settore è cambiato.
Oggi esistono realtà che raccolgono incarichi da tutta Italia e successivamente cercano un investigatore nella provincia interessata per svolgere l'attività operativa.
È un modello organizzativo perfettamente legittimo.
Io, però, ho scelto di non farne parte.
Per un motivo molto semplice.
Io non vendo ore di investigazione.
Non considero il mio lavoro una prestazione da eseguire tra le nove del mattino e le due del pomeriggio.
Non mi sento un professionista chiamato esclusivamente a seguire una persona e consegnare delle fotografie.
Il mio lavoro consiste prima di tutto nel comprendere un problema, decidere come affrontarlo, modificare la strategia quando le circostanze cambiano e assumermi personalmente ogni decisione presa durante l'indagine.
Questa responsabilità, per me, non può essere limitata alla sola fase operativa.
L'investigazione è un mestiere artigianale
In un mondo in cui tutto tende a essere standardizzato, continuo a pensare che le investigazioni siano una delle poche attività che non possono esserlo.
Non esistono due incarichi identici.
- Cambiano le persone.
- Cambiano gli obiettivi.
- Cambiano gli aspetti giuridici.
- Cambiano perfino i dettagli che, all'apparenza, sembrano insignificanti ma che spesso determinano il successo o l'insuccesso di un'indagine.
Per questo motivo considero il mio lavoro un mestiere artigianale.
Ogni incarico viene costruito attorno alla persona che ho davanti.
Non seguo procedure automatiche.
Non applico schemi identici.
Ogni decisione nasce dall'esperienza maturata in oltre trent'anni di attività e dalle informazioni raccolte direttamente durante il colloquio con il Cliente.
Una scelta che limita il lavoro. Ma aumenta la responsabilità.
Potrei probabilmente accettare molti più incarichi lavorando come collaboratore operativo.
Potrei limitarmi a ricevere un programma, un luogo e un orario.
Sarebbe certamente più semplice.
Ma non sarebbe più il mio modo di intendere questa professione.
Preferisco conoscere personalmente chi mi affida un incarico.
Preferisco ascoltare direttamente il suo racconto.
Preferisco capire quali siano le sue aspettative, spiegargli anche i limiti dell'investigazione e decidere insieme quale sia il percorso più corretto.
Solo dopo inizia l'attività sul campo.
Oggi il mio lavoro è questo
Alla mia età non sento più il bisogno di dimostrare quante ore riesco a trascorrere in auto o quanti chilometri posso percorrere in una settimana.
La parte più importante del mio lavoro è un'altra.
È assumermi la responsabilità dell'intero percorso investigativo.
Dal primo colloquio fino alla consegna della relazione finale.
È anche per questo motivo che oggi accetto esclusivamente incarichi conferiti direttamente dal Cliente.
Non è una scelta contro qualcuno.
È una scelta a favore di un modo di lavorare nel quale continuo a credere profondamente.
Perché sono convinto che un rapporto di fiducia non possa essere delegato.
E, quando una persona decide di affidarmi uno dei momenti più delicati della propria vita, ritengo corretto che trovi davanti a sé la stessa persona che ha ascoltato il suo problema, ha progettato l'investigazione, ha preso le decisioni operative e se ne assumerà, fino all'ultimo giorno, ogni responsabilità.
Massimiliano Altobelli _ Investigatore Privato a Roma dal 1995













