Leggi sulla Sorveglianza e l'Etica dell'Investigatore Privato
Leggi sulla Sorveglianza e l'Etica dell'Investigatore Privato

Osservare, seguire e documentare determinati comportamenti costituisce da sempre una parte importante dell'attività investigativa.
Questo, però, non significa che un investigatore privato possa controllare liberamente chiunque o raccogliere qualsiasi informazione.
L'attività investigativa professionale deve essere svolta nell'ambito di un incarico legittimamente conferito, per una finalità precisa e nel rispetto dei limiti previsti dalla Legge.
Per questo motivo preferisco parlare non soltanto di “sorveglianza”, ma di attività di osservazione investigativa: un'attività professionale finalizzata ad accertare fatti specifici e documentarli quando necessario per tutelare un diritto del Cliente.
L'investigatore privato opera sulla base di un incarico
Un investigatore privato autorizzato non può iniziare autonomamente un'indagine semplicemente perché qualcuno desidera conoscere informazioni sulla vita di un'altra persona.
Prima di accettare un incarico è necessario comprendere quale sia la finalità della richiesta e quale diritto il Cliente intenda tutelare.
L'incarico deve essere definito in maniera specifica e l'attività investigativa deve rimanere collegata agli obiettivi per i quali è stata conferita.
Questo rappresenta uno dei principi fondamentali del mio modo di lavorare: prima ancora di stabilire come svolgere un'indagine occorre verificare se esistano i presupposti per poterla svolgere.
Osservazione statica e dinamica
Nell'ambito delle attività consentite, l'investigatore privato può svolgere attività di osservazione statica e dinamica finalizzate alla verifica di fatti rilevanti rispetto all'incarico ricevuto.
Comunemente queste attività vengono indicate con il termine “pedinamento”, ma professionalmente rappresentano qualcosa di più complesso.
Non significa semplicemente seguire una persona.
Significa osservare comportamenti, spostamenti e circostanze pertinenti all'indagine, valutare ciò che accade e decidere quando un determinato fatto debba essere documentato.
L'esperienza assume quindi un ruolo fondamentale: non tutto ciò che viene osservato ha interesse investigativo e non tutto ciò che è tecnicamente possibile acquisire deve necessariamente essere raccolto.
Fotografare e documentare: esistono dei limiti
La documentazione fotografica e video rappresenta spesso una parte importante dell'attività investigativa.
Anche in questo caso, tuttavia, non esiste una libertà indiscriminata di riprendere persone e situazioni.
Le modalità operative devono essere valutate tenendo conto del luogo nel quale si svolgono i fatti, della natura dell'incarico, della finalità perseguita e della pertinenza delle immagini rispetto all'accertamento richiesto.
L'obiettivo non è documentare la vita privata di una persona nella sua interezza, ma acquisire esclusivamente gli elementi concretamente utili alla verifica oggetto dell'incarico.
Quando vengono raccolte immagini rilevanti, queste possono essere inserite nella relazione investigativa insieme alla ricostruzione delle attività svolte.
Privacy e investigazioni private non sono concetti incompatibili
A volte si ritiene erroneamente che la normativa sulla privacy impedisca all'investigatore privato di svolgere attività di osservazione o di raccogliere informazioni senza il consenso della persona interessata.
La questione è più complessa.
L'attività investigativa professionale può comportare il trattamento di dati personali anche senza il consenso dell'interessato quando ricorrono i presupposti previsti dalla normativa e l'attività viene svolta per una finalità giuridicamente tutelata.
Questo non significa che la privacy venga meno.
Al contrario, l'investigatore deve rispettare precisi criteri di liceità, pertinenza, proporzionalità e minimizzazione, raccogliendo soltanto le informazioni necessarie rispetto all'incarico ricevuto.
Proporzionalità: raccogliere ciò che serve, non tutto ciò che è possibile
La tecnologia oggi consente di acquisire una quantità di informazioni che trent'anni fa sarebbe stata impensabile.
Proprio per questo la capacità professionale non consiste nell'utilizzare ogni strumento disponibile, ma nel capire quale strumento sia realmente necessario.
Durante un'indagine possono emergere informazioni che non hanno alcuna relazione con l'obiettivo dell'incarico.
Il fatto che un'informazione sia tecnicamente acquisibile non significa automaticamente che debba essere raccolta, conservata o inserita nella relazione investigativa.
La proporzionalità rappresenta quindi un criterio operativo concreto: l'attività deve essere adeguata allo scopo e non eccedere quanto realmente necessario.
Tecnologia investigativa e limiti di utilizzo
Sistemi di localizzazione, apparecchiature fotografiche, strumenti elettronici e altre tecnologie possono rappresentare un importante supporto all'attività professionale.
Ma nessuna tecnologia è automaticamente utilizzabile in qualsiasi situazione.
Come ho spiegato anche parlando dell'utilizzo del GPS nelle investigazioni, ogni eventuale strumento deve essere valutato in relazione alla finalità dell'incarico, alle circostanze concrete e ai limiti normativi applicabili.
La tecnologia deve aiutare l'investigatore a svolgere meglio il proprio lavoro, non diventare una scorciatoia per superare limiti che la Legge impone.
Il rispetto dei luoghi privati
Uno dei confini più importanti riguarda gli spazi nei quali una persona può ragionevolmente aspettarsi una particolare tutela della propria vita privata.
Un investigatore non acquisisce, per effetto della propria licenza, poteri riservati alle Forze dell'Ordine o all'Autorità giudiziaria.
La licenza prefettizia autorizza l'esercizio professionale dell'attività investigativa nei limiti previsti dall'ordinamento, ma non consente intrusioni arbitrarie in abitazioni, luoghi privati o comunicazioni riservate.
È una distinzione fondamentale.
Essere autorizzati a svolgere investigazioni non significa avere poteri illimitati.
Riservatezza nella gestione delle informazioni
La riservatezza non riguarda soltanto il momento nel quale vengono svolte le indagini.
Riguarda anche tutto ciò che avviene successivamente.
Fotografie, filmati, annotazioni, dati personali e informazioni raccolte durante un incarico devono essere gestiti con particolare attenzione e utilizzati esclusivamente per le finalità per le quali sono stati acquisiti.
Nel mio lavoro considero la corretta gestione della documentazione parte integrante dell'indagine stessa.
Non basta raccogliere una prova: occorre sapere come conservarla, organizzarla e consegnarla al Cliente o, quando previsto, al professionista che lo assiste.
L'etica professionale significa anche saper dire di no
Dopo oltre trent'anni di attività investigativa ho imparato che una delle responsabilità più importanti di un investigatore consiste anche nel rifiutare ciò che non può o non deve essere fatto.
Non tutte le richieste del Cliente possono trasformarsi in un incarico.
Può accadere che la finalità non sia sufficientemente chiara, che l'attività richiesta risulti sproporzionata oppure che il risultato desiderato presupponga modalità operative non consentite.
In questi casi la risposta corretta è semplicemente non procedere.
La professionalità non consiste nel promettere al Cliente che tutto sia possibile, ma nello spiegare con chiarezza cosa può essere fatto, cosa non può essere fatto e perché.
Dall'osservazione alla prova
L'attività investigativa ha valore quando riesce a trasformare un dubbio o una circostanza da verificare in elementi concreti e documentati.
Osservazione sul campo, esperienza, tecnologia e documentazione devono quindi inserirsi all'interno di un unico metodo investigativo.
Il compito dell'investigatore non è formulare giudizi sulle persone, ma accertare fatti.
Quando questi fatti possono essere documentati lecitamente, vengono riportati nella relazione investigativa insieme agli elementi acquisiti durante l'attività.
Sarà poi il Cliente, eventualmente con il proprio avvocato, a valutarne l'utilizzo per la tutela dei propri diritti.
Ogni indagine deve essere valutata prima di iniziare
Non esiste una tecnica di osservazione valida per qualsiasi incarico.
Un'indagine familiare, un accertamento aziendale, un'attività difensiva o una verifica patrimoniale presentano finalità e limiti differenti.
Per questo motivo ogni richiesta deve essere analizzata prima di iniziare il servizio.
Occorre comprendere quale diritto debba essere tutelato, quali fatti sia necessario accertare e quali modalità investigative siano concretamente utilizzabili.
È questo equilibrio tra esperienza, rispetto della normativa, proporzionalità e capacità operativa che, ancora oggi, considero alla base di un'attività investigativa professionale.












