GPS nelle investigazioni private: quando può essere utilizzato e quali sono i limiti
Quando il GPS può supportare un’indagine privata e perché finalità, incarico e proporzionalità vengono prima della tecnologia

Il GPS è entrato da anni anche nel mondo delle investigazioni private e, come spesso accade quando si parla di tecnologia, intorno al suo utilizzo circolano affermazioni molto nette: c'è chi sostiene che sia sempre consentito e chi, al contrario, ritiene che localizzare un'autovettura sia comunque vietato.
La realtà è più complessa.
Nel mio lavoro non parto mai dallo strumento. Prima viene l'incarico, il motivo per cui viene richiesta l'indagine e il diritto che il cliente intende tutelare. Solo dopo si valuta come svolgere concretamente l'attività e quali strumenti possano essere utilizzati.
Il GPS può rappresentare un supporto all'attività investigativa, ma non trasforma automaticamente qualsiasi controllo in un'attività lecita.
Il GPS non è un'indagine a sé
Questo è probabilmente il primo punto da chiarire.
Quando un cliente si rivolge a me chiedendo semplicemente di "mettere un GPS", la mia risposta non può dipendere soltanto dalla possibilità tecnica di farlo.
Devo prima capire per quale motivo viene richiesta l'indagine, chi è il committente, quale rapporto esiste con la persona interessata e soprattutto quale diritto o interesse giuridicamente tutelabile si intende difendere.
L'investigatore privato non opera liberamente per soddisfare una curiosità personale.
La sua attività viene svolta sulla base di un incarico professionale preciso e deve rimanere collegata alla finalità per la quale quell'incarico è stato conferito.
Per questo considero il GPS, quando ne ricorrono effettivamente i presupposti, uno degli strumenti che possono affiancare l'attività investigativa.
Non il fine dell'indagine.
Prima dello strumento viene l'incarico
Le regole applicabili all'attività investigativa privata prevedono che l'investigatore non possa iniziare autonomamente una raccolta di informazioni su una persona.
Deve esserci un incarico conferito per iscritto nel quale siano indicati, tra gli altri elementi, il diritto che si intende tutelare, i fatti che giustificano l'investigazione e un termine ragionevole entro il quale svolgerla.
Nella pratica significa che non ritengo sufficiente una richiesta del tipo:
"Vorrei sapere dove va questa persona."
La domanda da porsi è un'altra:
perché è necessario accertarlo?
È una differenza che può sembrare formale, ma non lo è affatto.
Un'indagine per verificare fatti rilevanti all'interno di una controversia familiare, patrimoniale o aziendale è cosa diversa dal controllo effettuato per semplice curiosità, gelosia o desiderio di conoscere le abitudini di qualcuno.
Il diritto da tutelare e la finalità dell'incarico vengono prima degli strumenti utilizzati per svolgerlo.
Pedinamento e GPS non sono la stessa cosa
Nell'immaginario comune il GPS viene spesso presentato come una specie di investigatore automatico capace di sostituire completamente il pedinamento.
Non è così.
Un sistema di localizzazione può fornire indicazioni relative agli spostamenti di un veicolo, ma non racconta ciò che realmente accade.
Se un'automobile si trova davanti a un determinato edificio, il dato di posizione non ci dice automaticamente chi la stesse utilizzando. Non ci dice con chi si sia incontrata una persona, quanto tempo sia effettivamente rimasta in un determinato luogo o cosa vi abbia fatto.
È un'indicazione. Non necessariamente la prova del fatto che interessa al Cliente.
Ed è proprio qui che rimane fondamentale il lavoro dell'investigatore.
L'osservazione diretta, quando possibile e necessaria, consente di verificare e contestualizzare ciò che accade e di documentare i fatti attraverso fotografie, video e annotazioni successivamente riportate nella relazione investigativa.
Dopo oltre trent'anni di attività continuo a considerare la tecnologia un aiuto. Non un sostituto dell'investigatore.
Non esiste un GPS "sempre lecito"
È un'espressione che preferisco evitare.
Il fatto che uno strumento possa essere utilizzato nell'ambito investigativo non significa che possa esserlo in qualsiasi situazione, nei confronti di chiunque e senza limiti.
Ogni incarico deve essere valutato concretamente.
Occorre verificare almeno la posizione del committente, il diritto che intende tutelare, i fatti riferiti, la finalità dell'accertamento, la pertinenza dei dati che verranno raccolti e la proporzionalità dell'attività rispetto allo scopo.
Questo vale per il GPS come per molti altri strumenti utilizzati nelle investigazioni.
È anche il motivo per cui diffido delle risposte troppo semplici del tipo "si può fare" oppure "non si può fare".
In questa professione il contesto conta.
Investigazioni familiari: il GPS non serve a soddisfare la gelosia
Uno degli ambiti nei quali più frequentemente viene chiesto informazioni sull'utilizzo del GPS riguarda i sospetti di infedeltà.
Anche in questo caso, però, non è sufficiente che una persona dica di essere gelosa del proprio partner.
L'incarico deve avere una finalità legittima e l'attività deve essere collegata alla tutela di un diritto.
Una volta verificati questi presupposti, sarà l'investigatore a stabilire come organizzare l'indagine e quali strumenti siano realmente necessari.
In alcuni casi può essere sufficiente un'attività di osservazione tradizionale. In altri determinate tecnologie possono costituire un supporto. In altri ancora l'utilizzo di uno specifico strumento può risultare non necessario o sproporzionato.
Non dovrebbe essere il Cliente a scegliere la tecnica investigativa come si sceglie un servizio da un catalogo.
Il cliente espone il problema. L'investigatore valuta come affrontarlo nel rispetto dei limiti dell'incarico.
Anche nelle indagini aziendali servono presupposti precisi
Un altro settore delicato riguarda i controlli richiesti dalle aziende sui dipendenti.
Su questo punto la giurisprudenza ha più volte chiarito che l'intervento dell'investigatore privato non può trasformarsi in un controllo generalizzato sul normale svolgimento della prestazione lavorativa.
Le investigazioni possono avere spazio quando esistono concrete esigenze difensive e quando l'obiettivo è verificare comportamenti illeciti o fraudolenti che possano ledere l'azienda.
Anche qui, quindi, non è lo strumento a rendere legittima l'indagine.
Sono i presupposti.
Ed è proprio nelle situazioni aziendali che una valutazione preliminare poco attenta può creare problemi successivi, anche quando i fatti raccolti sembrerebbero favorevoli al committente.
Raccogliere un dato non significa poter raccogliere tutto
Durante un'indagine possono inevitabilmente emergere informazioni che non hanno alcuna relazione con l'incarico ricevuto.
La professionalità consiste anche nel sapere distinguere ciò che serve da ciò che non serve.
Un'attività investigativa non autorizza una raccolta indiscriminata di informazioni sulla vita di una persona.
I dati acquisiti devono rimanere pertinenti rispetto allo scopo dell'indagine. Quello che non è necessario alla tutela del diritto del cliente non dovrebbe diventare parte dell'investigazione soltanto perché tecnicamente è possibile conoscerlo.
Questo principio assume ancora maggiore importanza quando si utilizzano strumenti tecnologici capaci di produrre una quantità elevata di informazioni.
Più uno strumento permette di conoscere, maggiore deve essere l'attenzione con cui viene utilizzato.
GPS e prova: un punto sulla mappa non racconta tutta la storia
A volte il Cliente attribuisce alla tecnologia un valore probatorio superiore a quello che realmente possiede.
Vedere su uno schermo che un'automobile è rimasta ferma in un certo punto può essere utile, ma bisogna capire cosa quel dato dimostra realmente.
Non dimostra necessariamente chi fosse presente sul veicolo.
Non dimostra da solo con chi si sia incontrata una persona.
E soprattutto non dimostra automaticamente il fatto che costituisce l'oggetto dell'indagine.
Per questo, quando l'obiettivo è raccogliere elementi che possano avere un'utilità anche in sede giudiziaria, ritengo importante che i dati tecnici vengano valutati insieme agli altri elementi raccolti nel corso dell'attività.
Il lavoro investigativo consiste proprio nel mettere insieme fatti diversi e documentarli correttamente, senza attribuire a un singolo elemento un significato che non possiede.
Tecnologia e investigazione: servono entrambe, ma al posto giusto
Negli anni gli strumenti a disposizione dell'investigatore sono cambiati enormemente.
Quando ho iniziato questo lavoro non esistevano molte delle tecnologie che oggi consideriamo normali. Sono cambiate le automobili, le fotografie, le comunicazioni e naturalmente anche le possibilità di localizzazione.
Quello che non è cambiato è il principio di fondo.
Prima bisogna capire cosa si deve accertare.
Poi si decide come farlo.
Un buon metodo investigativo non consiste nell'utilizzare sempre la tecnologia più avanzata. Consiste nell'utilizzare lo strumento giusto quando serve realmente, e nel non utilizzarlo quando non è necessario o quando non ne ricorrono i presupposti.
In pratica, cosa deve chiedersi un investigatore?
Quando ricevo una richiesta che potrebbe comportare l'utilizzo di strumenti di localizzazione, non parto dalla domanda "posso mettere un GPS?".
Parto da domande molto più semplici:
- chi mi sta conferendo l'incarico?
- quale diritto intende tutelare?
- quali fatti mi vengono rappresentati?
- che cosa dobbiamo realmente accertare?
- l'attività richiesta è pertinente e proporzionata rispetto a questo obiettivo?
Solo dopo aver risposto a queste domande si può costruire correttamente un'indagine.
È meno spettacolare dell'immagine dell'investigatore che controlla un puntino muoversi su una mappa, ma è il modo corretto di lavorare.
Il GPS è uno strumento, non una scorciatoia
La tecnologia ha reso alcune attività investigative più efficienti, ma non ha eliminato la necessità di esperienza, valutazione e prudenza.
Un localizzatore non sostituisce il pedinamento quando è necessario documentare direttamente un fatto. Non sostituisce le fotografie.
Non sostituisce una relazione investigativa ben redatta e, soprattutto, non sostituisce la valutazione preliminare sulla legittimità dell'incarico.
Per questo non considero corretto parlare genericamente di "servizio GPS".
Esiste un'attività investigativa svolta per una finalità determinata. All'interno di quella attività, quando ne ricorrono i presupposti, il GPS può essere uno degli strumenti di supporto.
La differenza può sembrare sottile.
Professionalmente, invece, è sostanziale.
Massimiliano Altobelli
Investigatore Privato – Massimiliano Altobelli Investigazioni











