La Localizzazione Satellitare (G.P.S.) in ambito investigativo.
La localizzazione satellitare GPS in ambito investigativo
Quando ho iniziato a svolgere questa professione, oltre trent'anni fa, molte delle tecnologie che oggi utilizziamo normalmente nelle investigazioni private semplicemente non esistevano.
Il lavoro era soprattutto osservazione, appostamento, pedinamento e capacità di non perdere il contatto con la persona seguita.
Oggi gli strumenti sono cambiati, ma il principio è rimasto lo stesso: la tecnologia deve aiutare l'investigatore, non sostituirlo.
Tra gli strumenti che possono essere utilizzati, quando il tipo di incarico e le circostanze concrete lo consentono, c'è anche la localizzazione satellitare GPS.
Il GPS come supporto al pedinamento
Nel lavoro investigativo il problema non è semplicemente sapere che un'autovettura si trova in un determinato punto.
Quello che interessa realmente è capire cosa sta accadendo.
Un sistema GPS può fornire indicazioni sugli spostamenti di un veicolo, sulle soste effettuate e sugli orari. Sono informazioni che possono essere molto utili per organizzare un'attività di osservazione e decidere quando intervenire direttamente sul posto.
Ma il dato GPS, preso da solo, ha dei limiti evidenti.
Se un'automobile risulta ferma davanti a un'abitazione, ad esempio, il dispositivo non può dirci chi la stesse guidando, chi sia sceso dal veicolo, chi abbia incontrato quella persona o cosa sia realmente accaduto.
Per questo considero la localizzazione satellitare un ausilio all'attività investigativa e non un'indagine autonoma.
Quello che conta è il riscontro sul campo
Nella mia esperienza il GPS può risultare particolarmente utile soprattutto per orientare gli interventi degli operatori.
Permette, in determinate situazioni, di evitare ore di osservazione prive di utilità e di concentrare l'attività nei momenti nei quali emerge qualcosa che merita di essere verificato direttamente.
A quel punto torna centrale il lavoro tradizionale dell'investigatore: osservazione, pedinamento, fotografie, video e annotazione precisa dei fatti.
È questo passaggio che consente di dare un significato investigativo alle informazioni raccolte.
Una posizione visualizzata su una mappa resta una posizione.
Un fatto osservato e documentato è un'altra cosa.
Non basta acquistare un localizzatore
Negli ultimi anni dispositivi GPS di ogni tipo sono diventati facilmente reperibili su Internet e spesso costano poche decine di euro.
Questo può creare l'impressione che sia sufficiente acquistare un apparecchio, installarlo e iniziare a controllare gli spostamenti di qualcuno.
Non funziona così.
Il problema non è soltanto tecnico.
Prima ancora di chiedersi quale apparecchiatura utilizzare bisogna stabilire perché viene richiesta l'indagine, chi conferisce l'incarico e quale diritto deve essere tutelato.
È la stessa valutazione che faccio ogni volta che ricevo un nuovo incarico.
Non considero mai la tecnologia un punto di partenza.
Prima vengono i fatti e la finalità dell'indagine. Successivamente si stabilisce quale sia il metodo investigativo più adatto e se uno strumento tecnologico possa realmente essere utile.
GPS e investigazione non significano controllo continuo
Un altro equivoco abbastanza frequente riguarda l'idea che utilizzare una localizzazione satellitare significhi necessariamente controllare in maniera continua ogni movimento.
Anche questo è un modo sbagliato di impostare il problema.
Un'indagine professionale deve rimanere collegata all'obiettivo per il quale è stata conferita.
Non interessa raccogliere indiscriminatamente informazioni sulla vita di una persona.
Interessa accertare determinati fatti.
Per questa ragione anche l'utilizzo degli strumenti tecnologici deve essere valutato in relazione alla concreta utilità dell'informazione che si intende ottenere.
Quando il dato GPS diventa realmente utile
Ci sono situazioni nelle quali conoscere alcuni spostamenti può consentire di programmare molto meglio un'attività investigativa.
Penso, ad esempio, a un veicolo che improvvisamente modifica un percorso abituale, effettua una sosta inattesa oppure raggiunge una località nella quale diventa opportuno predisporre un'osservazione diretta.
Il dato tecnico, in quel momento, serve all'investigatore per prendere una decisione operativa.
Non dimostra da solo il fatto che stiamo cercando.
Indica dove può essere necessario andare a verificare.
È una differenza importante e, nella pratica, è proprio questa integrazione tra tecnologia ed esperienza sul campo che può rendere l'attività più efficace.
Anche la tecnologia può sbagliare
I sistemi GPS moderni sono molto precisi, ma non sono infallibili.
Gallerie, parcheggi sotterranei, edifici, problemi di copertura o altre condizioni possono influire sulla continuità e sulla precisione delle informazioni disponibili.
Chi utilizza questi strumenti professionalmente deve conoscere anche questi limiti.
Un dato anomalo non dovrebbe essere automaticamente interpretato come un fatto certo.
Deve essere letto insieme agli altri elementi dell'indagine e, quando necessario, verificato direttamente.
È lo stesso principio che applico alla documentazione investigativa in generale: un'informazione acquista valore quando viene correttamente contestualizzata.
GPS, esperienza e metodo investigativo
La tecnologia ha certamente cambiato il nostro lavoro.
Ha permesso di rendere alcune attività più precise e, in determinati casi, di utilizzare meglio uomini e mezzi.
Ma dopo oltre trent'anni di attività continuo a ritenere che nessun dispositivo possa sostituire l'esperienza.
Un investigatore deve sapere quando intervenire, quando attendere, cosa documentare e soprattutto quale significato attribuire a ciò che sta osservando.
Il GPS può aiutare.
Non ragiona, non valuta e non documenta ciò che realmente accade tra le persone.
Questo resta compito dell'investigatore.
Per gli aspetti relativi ai presupposti e ai limiti di utilizzo ho approfondito separatamente il tema nell'articolo GPS nelle investigazioni private: quando può essere utilizzato e quali sono i limiti.
Separare i due argomenti credo sia utile: da una parte il funzionamento pratico dello strumento all'interno di un'indagine, dall'altra le valutazioni che devono precederne l'eventuale utilizzo.
È esattamente il modo in cui considero la tecnologia nel mio lavoro: uno strumento a disposizione dell'investigatore, mai il punto di partenza dell'indagine.
Massimiliano Altobelli –
Investigatore Privato – Massimiliano Altobelli Investigazioni













