Raccolta delle Impronte Digitali: Un'Avanzata Tecnica dell'Investigatore Privato
Impronte Digitali e Investigazioni Private: Possibilità e Limiti

Le impronte digitali esercitano da sempre un particolare fascino nell'immaginario investigativo.
Film e serie televisive hanno contribuito a diffondere l'idea che sia sufficiente individuare un'impronta su un oggetto per identificare immediatamente la persona che l'ha lasciata.
Nella realtà il procedimento è molto più complesso.
Un'impronta può rappresentare un elemento potenzialmente interessante, ma la sua presenza non equivale automaticamente all'identificazione di un soggetto e, soprattutto, l'investigatore privato non dispone degli stessi strumenti, poteri e banche dati delle Forze dell'Ordine.
Per questo è importante distinguere ciò che tecnicamente può essere osservato o documentato da ciò che appartiene propriamente all'attività della Polizia Scientifica e dell'Autorità giudiziaria.
Rilevare un'impronta non significa identificare una persona
Il primo concetto da chiarire è probabilmente il più importante.
Individuare una possibile traccia papillare su una superficie e attribuirla con certezza a una determinata persona sono due attività completamente differenti.
Per arrivare a una comparazione attendibile occorre disporre di materiale idoneo e, soprattutto, di un campione di confronto legittimamente disponibile.
Una traccia isolata, senza un termine di comparazione, normalmente non permette a un investigatore privato di stabilire autonomamente chi l'abbia lasciata.
L'identificazione attraverso archivi dattiloscopici istituzionali appartiene invece alle competenze degli organismi pubblici autorizzati.
L'investigatore privato non dispone dell'AFIS della Polizia Scientifica
Il sistema automatizzato per il riconoscimento delle impronte digitali, comunemente indicato con l'acronimo AFIS, rientra nelle infrastrutture gestite dalla Polizia Scientifica.
Un investigatore privato autorizzato non dispone di un accesso autonomo a queste banche dati e non può quindi prendere una traccia rinvenuta durante un incarico e confrontarla liberamente con gli archivi identificativi dello Stato.
È una differenza fondamentale.
Quando si parla di impronte digitali nelle investigazioni private bisogna quindi evitare di creare l'aspettativa che sia possibile ottenere automaticamente il nome della persona che ha toccato una determinata superficie.
Una traccia deve essere prima di tutto preservata
Quando emerge una possibile traccia di interesse, la prima esigenza non dovrebbe essere quella di manipolarla, ma di evitare che venga alterata o contaminata.
Questo principio assume particolare importanza quando il fatto potrebbe avere rilevanza penale.
Se ci si trova davanti a una situazione che potrebbe costituire un reato o a un luogo che potrebbe dover essere sottoposto ad accertamenti da parte delle Autorità, iniziative non necessarie possono modificare lo stato dei luoghi o compromettere elementi che potrebbero successivamente essere valutati dagli organi competenti.
In questi casi la prudenza viene prima della tecnica.
L'investigatore deve conoscere anche il momento nel quale è opportuno fermarsi e lasciare spazio alle Autorità o agli specialisti competenti.
Documentazione e contesto sono fondamentali
Una possibile impronta non dovrebbe essere considerata separatamente dal contesto nel quale viene individuata.
Occorre comprendere:
- su quale oggetto o superficie si trovi;
- chi abbia normalmente accesso a quel luogo;
- quando l'oggetto possa essere stato manipolato;
- se esistano altre spiegazioni compatibili con la presenza della traccia;
- quale relazione abbia l'elemento con i fatti oggetto dell'incarico.
Un'impronta appartenente a una persona che frequenta abitualmente un determinato ambiente, per esempio, può avere un significato completamente diverso rispetto alla stessa traccia rinvenuta in un contesto nel quale quella presenza sarebbe difficilmente spiegabile.
Come in ogni indagine, quindi, il dato tecnico acquista valore soltanto quando viene interpretato insieme agli altri elementi disponibili.
Comparazione e identificazione non sono la stessa cosa
In alcuni casi può essere tecnicamente possibile effettuare una comparazione tra una traccia e un'impronta di riferimento.
Ma anche in questo caso occorre procedere con particolare cautela.
Il campione di confronto deve essere legittimamente disponibile, l'attività deve avere una finalità lecita e l'eventuale esame tecnico deve essere affidato, quando necessario, a un professionista dotato delle specifiche competenze richieste.
La comparazione tende a verificare l'eventuale compatibilità tra elementi conosciuti.
L'identificazione mediante archivi istituzionali è un'attività diversa e non deve essere confusa con essa.
Impronte digitali e dati biometrici
Le impronte digitali possono assumere anche una particolare rilevanza sotto il profilo della protezione dei dati personali.
Quando caratteristiche biometriche vengono sottoposte a uno specifico trattamento tecnico finalizzato all'identificazione univoca di una persona, entrano in gioco regole particolarmente rigorose.
Non si tratta quindi di informazioni che possano essere raccolte, archiviate e confrontate indiscriminatamente.
Finalità dell'incarico, legittimità del trattamento, necessità, proporzionalità e modalità di gestione del dato devono essere valutate con attenzione.
Anche in questo settore vale un principio che considero fondamentale in ogni attività investigativa: acquisire soltanto ciò che è realmente necessario per tutelare il diritto del Cliente.
Quando può avere senso un accertamento tecnico
Non tutte le indagini richiedono la ricerca o l'analisi di impronte digitali.
Anzi, nella normale attività investigativa privata si tratta di una situazione molto meno frequente di quanto l'immaginario cinematografico lasci credere.
Un approfondimento tecnico può avere interesse soltanto quando la possibile traccia abbia una relazione concreta con il fatto da accertare e quando esistano le condizioni giuridiche e tecniche per procedere.
Prima di qualsiasi attività occorre quindi chiedersi:
- quale fatto intendiamo dimostrare?
- questa traccia può realmente contribuire all'accertamento?
- disponiamo legittimamente degli elementi necessari per un eventuale confronto?
- l'intervento rischia di compromettere una possibile futura attività dell'Autorità?
- è necessario coinvolgere un tecnico specializzato?
Se queste domande non hanno una risposta chiara, la scelta più professionale può essere quella di non intervenire sulla traccia.
Nelle indagini penali il livello di cautela deve essere ancora maggiore
Quando l'accertamento si inserisce in una vicenda di possibile rilevanza penale, improvvisare attività tecniche può essere particolarmente rischioso.
Nell'ambito delle investigazioni difensive, l'attività dell'investigatore autorizzato può contribuire alla ricerca di elementi utili alla difesa quando operi su incarico del difensore e secondo le modalità previste dalla normativa.
Ma l'investigatore privato non diventa per questo un sostituto della Polizia Scientifica.
Quando siano necessari accertamenti specialistici, può rendersi opportuno il coinvolgimento di consulenti tecnici con specifiche competenze, lasciando al difensore la valutazione della strategia processuale.
La prova non è mai soltanto una traccia
Un errore frequente consiste nel concentrare tutta l'attenzione su un singolo elemento tecnico.
Un'indagine professionale deve invece ricostruire i fatti nel loro insieme.
Una possibile impronta può eventualmente aggiungersi a fotografie, documenti, osservazioni, testimonianze, dati cronologici e altri riscontri.
Il valore investigativo nasce dalla coerenza tra i diversi elementi, non dalla spettacolarità di una singola tecnica.
Quando un accertamento assume reale rilevanza rispetto all'incarico, le circostanze osservate e la documentazione acquisita possono essere organizzate nella relazione investigativa, distinguendo sempre chiaramente ciò che è stato direttamente constatato da eventuali valutazioni tecniche affidate a specialisti.
Tecnologia e metodo non devono essere confusi
Dopo oltre trent'anni di attività investigativa ho visto cambiare radicalmente gli strumenti a disposizione del professionista.
Ma un principio è rimasto identico.
Possedere uno strumento non significa automaticamente essere autorizzati a utilizzarlo in qualsiasi situazione, così come conoscere una tecnica non significa che quella tecnica sia necessaria per ogni indagine.
L'esperienza consiste anche nel sapere quando intervenire e quando invece non farlo.
Nel caso delle impronte digitali questo principio assume un'importanza particolare: una manipolazione non necessaria può essere più dannosa della mancata acquisizione.
L'investigatore accerta fatti, non interpreta una scena del crimine
La definizione di “scena del crimine” appartiene a un ambito nel quale operano Autorità giudiziaria e organi di polizia giudiziaria secondo competenze e procedure specifiche.
L'investigatore privato deve mantenere ben distinto il proprio ruolo.
Può svolgere accertamenti nell'ambito dell'incarico ricevuto, documentare fatti, individuare elementi potenzialmente rilevanti e, quando necessario, segnalarne l'importanza al Cliente o al difensore.
Non deve però creare l'impressione di poter svolgere autonomamente tutte le attività proprie della criminalistica forense istituzionale.
Professionalità significa anche riconoscere questo confine.
Ogni accertamento deve partire dalla finalità dell'incarico
Prima di parlare di impronte, laboratorio o tecnologia, bisogna quindi tornare al punto dal quale dovrebbe partire qualsiasi investigazione privata: il motivo dell'incarico.
Quale diritto deve essere tutelato?
Quale fatto deve essere accertato?
Quale utilità concreta potrebbe avere l'esame della traccia?
Solo dopo aver risposto a queste domande è possibile stabilire se un approfondimento tecnico sia legittimo, proporzionato e realmente utile.
Nelle investigazioni private non conta utilizzare la tecnica più sofisticata.
Conta utilizzare, nel rispetto della Legge, la metodologia realmente necessaria per accertare i fatti.












