Medicina Forense nell'Investigazione Privata: Alla Ricerca della Verità
Medicina forense nell’investigazione privata: ruoli, limiti e collaborazione

Quando si parla di medicina forense il pensiero va quasi automaticamente alle autopsie, al DNA e alle indagini sui casi più complessi che siamo abituati a vedere nei film o nelle serie televisive.
Nella realtà il rapporto tra medicina forense e investigazione privata è molto più preciso e, soprattutto, i ruoli devono rimanere ben distinti.
L’investigatore privato non è un medico legale e non svolge accertamenti che richiedono competenze scientifiche o sanitarie. Può però accadere che, nell’ambito di un’indagine e in particolare di un’attività difensiva in campo penale, il lavoro investigativo debba affiancarsi a quello di un consulente tecnico specializzato.
È proprio in questi casi che competenze differenti possono contribuire, ognuna per la propria parte, a una ricostruzione più completa dei fatti.
Medicina forense e investigatore privato: due ruoli diversi
La distinzione per me è fondamentale.
Il compito dell’investigatore è ricercare e verificare fatti, individuare persone e circostanze utili, effettuare accertamenti consentiti dalla legge, svolgere attività di osservazione e raccogliere elementi pertinenti alla finalità dell’incarico.
Quando invece occorre valutare un dato di natura medica, biologica o scientifica, entra in gioco il professionista che possiede quella specifica competenza.
Un medico legale, ad esempio, può essere chiamato a valutare documentazione sanitaria, lesioni, compatibilità tra eventi e conseguenze, cause di un decesso o altri elementi che richiedono una preparazione specialistica.
L’investigatore non interpreta questi dati al posto del medico. Il suo lavoro può eventualmente fornire elementi fattuali che il consulente potrà poi valutare nell’ambito del proprio incarico.
Il collegamento con le investigazioni difensive
Il rapporto tra investigatore privato e consulente tecnico assume particolare rilievo nelle investigazioni difensive in ambito penale.
La normativa prevede che il difensore possa avvalersi, nell’esercizio del diritto di difesa, sia di investigatori privati autorizzati sia di consulenti tecnici quando siano necessarie specifiche competenze.
Anche in questo caso non si tratta di sovrapporre le funzioni.
L’investigatore può ricercare persone informate sui fatti, verificare luoghi e circostanze, svolgere gli accertamenti consentiti e documentare quanto direttamente rilevato.
Il consulente tecnico interviene invece sugli aspetti che richiedono conoscenze specialistiche.
È il difensore a coordinare l’attività nell’ambito della strategia difensiva, valutando quali elementi possano risultare utili al proprio assistito.
Quando un elemento medico può diventare importante nell’indagine
Non tutte le investigazioni hanno naturalmente bisogno di un medico legale.
Esistono però situazioni nelle quali un elemento apparentemente secondario può assumere una rilevanza diversa quando viene confrontato con documenti, testimonianze o circostanze emerse durante l’attività investigativa.
Penso, ad esempio, alla ricostruzione temporale di determinati fatti, alla compatibilità tra quanto dichiarato e quanto documentato, alla valutazione di lesioni o conseguenze fisiche, oppure all’esame di documentazione sanitaria già legittimamente acquisita nell’ambito del procedimento.
In questi casi l’esperienza mi ha insegnato una cosa semplice: non bisogna attribuirsi competenze che appartengono ad altri professionisti.
Se emerge un aspetto tecnico, deve essere valutato da chi possiede la preparazione e il titolo per farlo.
DNA, analisi biologiche e tossicologia: attenzione alle semplificazioni
Su questi argomenti è particolarmente facile creare aspettative sbagliate.
Un investigatore privato non può prelevare liberamente campioni biologici, sottoporli ad analisi o disporre autonomamente accertamenti su DNA, sangue o altri dati genetici come se si trattasse di una normale attività investigativa.
Parliamo di informazioni particolarmente delicate e di accertamenti che possono essere soggetti a precise regole tecniche, processuali e di tutela dei dati personali.
Quando tali analisi risultano realmente necessarie nell’ambito di un procedimento, devono essere gestite dai professionisti competenti e secondo le modalità previste dalla legge.
Lo stesso criterio vale per la tossicologia forense e per gli altri accertamenti medico-legali.
L’utilità dell’investigatore, in questi casi, non consiste nel sostituirsi al laboratorio o al consulente, ma nel contribuire alla ricostruzione dei fatti che fanno da contesto all’accertamento tecnico.
Anche nelle indagini complesse conta il metodo
Una buona indagine non consiste nel raccogliere indiscriminatamente il maggior numero possibile di informazioni.
Occorre prima capire quali fatti siano realmente rilevanti, quale diritto si intenda tutelare e quali accertamenti siano proporzionati alla finalità dell’incarico.
È lo stesso principio che applico nel mio metodo investigativo: separare ciò che è stato direttamente accertato dalle ipotesi, evitare conclusioni non supportate e affidare gli aspetti specialistici ai professionisti competenti.
Questo diventa ancora più importante quando un’indagine tocca materie sensibili come la salute, i dati biologici o circostanze relative a un procedimento penale.
Investigatore, avvocato e consulente tecnico
Nei casi nei quali entrano in gioco competenze diverse considero fondamentale che ognuno mantenga il proprio ruolo.
L’investigatore accerta i fatti.
Il consulente tecnico valuta gli aspetti specialistici di propria competenza.
L’avvocato interpreta gli elementi raccolti sotto il profilo giuridico e decide come utilizzarli nella difesa.
È una distinzione che può sembrare ovvia, ma nella pratica evita molti errori.
Un’investigazione seria non deve cercare di dimostrare a tutti i costi un’ipotesi già formulata. Deve raccogliere e documentare ciò che realmente emerge, anche quando il risultato non coincide con quello immaginato inizialmente.
Medicina forense e investigazione privata: quando la collaborazione può essere utile
La medicina forense può quindi avere un ruolo importante anche in vicende nelle quali viene svolta un’attività investigativa privata, ma questo non significa che le due professioni si sovrappongano.
Al contrario, la collaborazione è utile proprio quando ciascun professionista rimane nel proprio ambito di competenza.
Dopo oltre trent’anni di attività investigativa considero questo uno degli aspetti più importanti del mio lavoro: sapere cosa posso accertare personalmente, quali elementi posso documentare e quando, invece, è necessario che una determinata valutazione venga affidata a un professionista specializzato.
Nelle investigazioni, soprattutto in quelle più delicate, la ricerca della verità non passa attraverso scorciatoie o conclusioni affrettate.
Passa attraverso fatti verificabili, competenze precise e un’attività svolta nel rispetto della legge.
Massimiliano Altobelli
Investigatore Privato – Massimiliano Altobelli Investigazioni












